In the presence of the ridge we are small and insignificant. We overlook gigantic wedge of rock, gigantic trees, twisted skeletons. Plaques in sloping large cracks open like wounds never healed, do not bleed more, like dark mouths open wide to us. The atmosphere is mysterious. Taciamo. In the silence of the wind continue to rise. We take the space between rock and hard snow. We slip, we must be careful. Fortunately, the rock offers many handles most of the hold times. Focused on our dance steps. We part, "lost" everyone to find their own way, in the immensity of this ridge is now threatening, now friend.
With your hands off my frozen snow to find a foothold, the wet rock causes me some concern. A hand, then the other, with the foot seeking a safe place, here, I'm going to go up to joy. I settles well. The icy hands pluck, they almost lose the sensitivity. I'm in the middle of the rocky wall, slip now would be the end. The effort is Herculean, seconds seem forever. I focus looking di non pensare al freddo delle mani. Le muovo un po’. Con il calore del fiato cerco di dargli un po’ di coraggio, tutto va bene, in fondo grazie a loro oggi mi trovo in equilibrio precario tra cielo e terra. Una folata di vento mi costringe ad appiattirmi contro la roccia. Un piccolo traverso mi aiuta ad aggirare un liscio masso strapiombante che mi sbarra la strada. Mi avvolge l’ombra, il freddo si fa torvo. Alzo la testa. Sono sovrastato da un cielo di pietra, ad una quindicina di metri di altezza intravedo la luce. Lassù c’è la vita. Riparto cercando nella roccia increspature amiche. Ne trovo. A volte grandi da aggrapparcisi con tutta la mano, a volte solo con due dita, quanto basta per ergermi su a cercare Dio.
Salvatore joins me. We are surrounded by the embrace of the mountains. The sun warms us. Happy smile.
We leave behind the rock. The key passage is exceeded. We move through stately pine specimens loricati while an endless ups and downs give us the exact measurement of the beauty of this ridge. We come to the end of the plateau, the plateau of the summit of the Serra Ciavole.
Salvatore kisses the top of the heap of stones, I imitated him. Ci abbracciamo. Ringrazio gli spiriti dell’aria. Ringrazio questa cima, da sempre per me crocevia di sangue e cuore.
Il vento soffia impetuoso. Ci ripariamo. Da occidente nubi foriere di tempesta ribollono minacciose.
Lasciamo la cima ed appena usciti dal costone spire gelide ci avvolgono. Scendiamo in un’atmosfera incantata, il sole ci ha abbandonato coperto da un velo di nubi che a stento lasciano intravedere cupi bagliori di luce. Sulla Piana del Pollino mi lascio andare all’emozione, attratto da questa natura rude e sincera, oggi, nelle mie mani dure ho sentito la forza di una passione che riempie di senso il viaggio della vita.
Mentre cammino i miei passi disegnano una scia sottile e sinuosa. Tra poco sparirà coperta dal vento e da altra neve. Non svanirà la linea dell’Amore e dell’Amicizia che ho disegnato nei cuori delle persone che amo e che mi vogliono bene.
Oggi non tornerò a casa a mani vuote. Ho imparato ad apprezzare le cose semplici: la bellezza della neve sulle vette, l’amicizia, il coraggio e la saggezza di un Grande Amico, anzi “Fratello”, l’Amore di una Donna meravigliosa, il sapore dolce del vino che scende in me come una preghiera e mi fa bene, il tepore caldo di una ciotola di ceci che ritempra il mio corpo infreddolito…questi sono i tesori che porto con me, nelle mie mani dure, sono l’uomo più ricco del mondo.
Il Vecchio Bianco ormai è alle porte. Tra poco, con il suo mantello, coprirà di silenzio per molti mesi questo angolo incontaminato di natura. Solo il vento, con i suoi turbini e le sue spire conoscerà le storie meravigliose e terribili di questi spazi.
Gli amanti del limite e dell’ignoto che abita dentro di loro sono pronti a varcare le porte di questo confine. Ma questa è un’altra storia…
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